Ci sono momenti della stagione dove l’allenatore attraverso la stampa deve provare a ricompattare l’ambiente e provare a far navigare tutti verso un’unica direzione. E poi ci sono momenti che rischiano di ottenere l’effetto opposto. Il pre partita di Pescara Ostiamare è stato caratterizzato dai fischi nei confronti di mister Buscè confermando così l’evidente spaccatura tra tifoseria e allenatore.
Il post partita dopo una bella vittoria in casa poteva essere il punto di ripartenza per ricucire la spaccatura tra ambiente e allenatore, ma lo sfogo di mister Buscè lascia più di qualche perplessità e apre una riflessione sul modo in cui si sta gestendo una situazione già particolarmente delicata.
Il problema non è la possibilità di manifestare il proprio disappunto. Un allenatore ha tutto il diritto di difendere il proprio lavoro e di rispondere alle critiche. Il punto è come lo si fa, soprattutto quando si rappresenta una società come il Pescara, reduce da una retrocessione e che dovrebbe almeno giocarsi il primo posto in classifica o quantomeno non essere a tredici punti di distanza dal primo posto a ottobre.
Ovviamente lo sfogo di mister Buscè non era indirizzato ai tifosi, ma era mirato alla stampa e alle troppe critiche dei giornalisti. Le parole, però, non restano mai solamente all’interno delle mura della sala stampa, ma arrivano anche direttamente ai tifosi alimentando così malumori e critiche nei confronti della squadra e del tecnico. Per questo motivo, uno sfogo che appare gratuito e poco utile rischia di trasformarsi nell’ennesimo elemento di confusione, anziché rappresentare un’occasione per riportare l’attenzione sul campo e sui tre punti finalmente portati a casa.
Il Pescara, in questo momento, ha bisogno di compattezza, chiarezza e responsabilità. Ha bisogno di un’identità chiara, di una squadra che dimostri di saper cosa fare in campo e che faccia divertire i tifosi. Gli sfoghi, di presidenti, dirigenti, allenatori o giocatori quando non sono accompagnati da un messaggio costruttivo, servono a poco.

