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BREDA ESCLUSIVO: “HO SALVATO IL PADOVA E SPERAVO RIUSCISSE A SALVARSI ANCHE IL PESCARA. IL RIGORE? VI DICO CHE…” L’INTERVISTA A ROBERTO BREDA

In esclusiva sui nostri canali, nella trasmissione “DelfinoTalk”, mister Roberto Breda la scorsa settimana ha risposto così alle domande.

Mister, come sta? E come vive questo periodo tra la fine di un’esperienza e l’inizio di un’altra?
Ci sono abituato, ormai da 15 anni ho l’etichetta di subentrante, soprattutto negli ultimi anni. Quando subentri hai un grande nemico: il tempo, e devi farti trovare pronto. Devi rimanere aggiornato e io lo sto facendo molto sulla serie B; ho anche una newsletter che mi serve per spiegare agli altri i miei concetti, così da capirli meglio anche io.

Sabato ci sarà una partita da serie B che si giocherà in serie C: Pescara – Livorno. I toscani sono partiti molto bene mentre gli abruzzesi sono in difficoltà. Lei è un doppio ex della sfida, che partita si aspetta?
Intanto partiamo dalle piazze che sono due piazze da serie B, come lo sono anche Spezia, Reggiana e Perugia. La serie C ha una formula difficile, ne passa una e sbagliare un mese diventa difficile da recuperare. Il Pescara arriva da una retrocessione e c’è il rischio di partire male, perché i giocatori non sanno se restare o meno fino alla fine del calciomercato. Questo problema il Livorno non lo ha; i toscani hanno una struttura organizzata con due fratelli (allenatore e ds) in società. E poi c’è Di Carmine che non è un ragazzino, ma è ancora un giocatore importante.
Ho visto Pescara – Spezia, i liguri sono molto forti e attrezzati, ma i biancazzurri non hanno fatto male. Il Pescara ha dei valori e un allenatore con idee chiare, sta trovando delle difficoltà ma è normale quando inizi un progetto in cui devi vincere il campionato e hai diversi giocatori con il morale basso. L’allenatore sa quello che vuole, ma purtroppo nel nostro mestiere il grande nemico è il tempo: devi trovare subito la quadra e se sbagli anche solo un mese rischi di perdere di vista l’obiettivo. Non è semplice per i giocatori che si portano dietro le negatività dello scorso anno. Restando a Pescara hanno dimostrato grande senso di responsabilità e se le cose non vanno come devono andare il tutto rischia di pesare come un macigno. Devono cercare di continuare a lavorare isolandosi dall’esterno e della negatività che c’è ora.

L’esperienza a Pescara: un inizio positivo con 11 punti in 8 partite, poi da gennaio il crollo. Cos’è successo?
Io sono arrivato con il Pescara ultimo in classifica ma con giocatori forti. Siamo partiti con l’idea di dare equilibrio, di ripartire cercando di superare le difficoltà e abbiamo fatto punti importanti. A Gennaio con la dirigenza l’idea era di migliorare l’organico. E lì ho sbagliato anch’io perché con i nuovi arrivi ho messo in discussione tutto quello che prima avevo fatto e che aveva funzionato, dal modulo agli interpreti; con l’idea di recuperare nel più breve tempo possibile tutti i nuovi acquisti, tra cui giocatori che erano di qualità ma fermi da tantissimo tempo, tutte quelle certezze sono venute meno. Ma la volontà era portare qualcosa di più.
Bisognava fare tutto in maniera più graduale come per esempio ha fatto il Pescara lo scorso anno, che ha integrato i nuovi con calma non buttandoli subito dentro. Anche la struttura tattica avremmo dovuto farla con più calma, non eravamo belli ma eravamo estremamente efficaci. Purtroppo sono situazioni che ti scappano di mano ed è un gran peccato perché il gruppo aveva risposto bene e aveva fatto ottime cose. Ricordo la vittoria di Reggio Emila: in dieci uomini e con mille difficoltà l’abbiamo portata a casa. Quello è un periodo della stagione dove non puoi sperimentare e abbiamo fatto esperimenti che abbiamo pagato; da parte nostra bisognava avere più calma, ho avuto troppa fretta a inserirne tanti subito. Peccato che non mi sono goduto la piazza perché era il periodo del covid, sono andato in centro solo una volta; Pescara è una bellissima città.

L’esperienza al Padova: la chiamano, le chiedono di invertire la rotta, di portare a casa risultati e alla fine non la riconfermano. Cosa spinge una società a non riconfermare un allenatore che porta a casa l’obiettivo e permette alla squadra di crescere in maniera importante?
Mi sarebbe piaciuto ripartire da lì perché si poteva lavorare. La proprietà era arrivata da poco e per la prima volta poteva fare un mercato con delle scelte loro, quindi l’idea era quella di ripartire con un progetto completamente nuovo. È stato stravolto completamente il gruppo dei giocatori dell’anno prima, sono andati via i in tanti per l’idea di fare qualcosa di nuovo. Credo sia legittimo fare questo tipo di scelta per una nuova società che investe tanto. È logico che ripartano da zero con idee completamente diverse. Noi ci siamo salvati giocando con 8 giocatori della serie C dell’anno prima, ma era un gruppo fantastico. Proprio oggi mi ha chiamato un ragazzo che era con me a Padova lo scorso anno per salutarmi e mi ha fatto veramente piacere.
Siamo partiti con una partita difficilissima contro il Frosinone e poi tutti scontri diretti portati a casa con zero margine di errore: abbiamo fatto le cose fatte bene. Anche nell’ultima ,dove non avevamo niente da chiedere, abbiamo vinto e fatto una gran partita facendo giocare qualche ragazzo più giovane. La qualità negli allenamenti è sempre stata alta e si vedeva che era una squadra matura. Secondo me ci sta che chi entra in questo mondo voglia mettere uomini che vuole lui e possa, se fosse il caso, anche sbagliare. Non glielo auguro naturalmente, auguro il meglio a Padova.

Il suo Padova ha conquistato la salvezza proprio nel match contro il Pescara. Un ricordo e un commento su Padova-Pescara.
Siamo arrivati a quella partita dopo aver speso tanto; abbiamo fatto un ottimo primo tempo e nel secondo tempo il Pescara, con i cambi, ha migliorato la formazione. Ci è andata bene con gli episodi, il Pescara ha sbagliato un rigore e siamo stati fortunati. Una volta a Terni sono retrocesso sbagliando cinque rigori durante la stagione e uno anche ai playout. Alla fine il Pescara meritava di salvarsi, ma merito anche al mio Padova che non ha sbagliato quasi nulla nel finale di stagione; nel calcio rimangono gli episodi, nel Pescara hanno fatto la differenza le difficoltà durante la stagione. Noi ci abbiamo creduto fino alla fine e questa cosa ci ha premiato e probabilmente penalizzato il Pescara. Mi viene in mente la partita con la Sampdoria dove il Pescara era in vantaggio e alla fine ha perso. Alcune volte la differenza la fa questo tipo di atteggiamento e di mentalità.

Mister a Pescara si chiede ancora la verità su Padova: che idea si è fatto lei che era in campo? Perché il rigore è stato lasciato a Russo?
In partita a volte le cose scappano di mano e non te ne rendi neanche conto. Da parte nostra speravamo solo che venisse sbagliato e per fortuna è successo. Il rigore è un discorso che fai fatica a giudicare. Nella normalità si pensa che lo dovrebbero tirarlo i giocatori più rappresentativi come Caligara, Letizia… Tante volte le cose prendono una piega diversa e non si ragiona razionalmente. Quando giocavo nel Parma, quello vero, siamo andati a fare il torneo Birra Moretti ai rigori contro l’Inter: due campionissimi, senza fare nomi, si sono rifiutati di battere il rigore. Come fai a entrare nella testa dei giocatori? Se tu lo devi tirare ma nella testa ti senti negativo come fai a farglielo tirare? Poi vedi un tuo compagno carico e che se la sente, come fai a togliergli il pallone? Puoi fare tutte le valutazioni, ma è la partita dell’anno e il momento dell’anno. A noi è andata bene così, spiace perché l’episodio diventa simbolo di una stagione e spiace perché giocatori che hanno fatto mesi importanti come Insigne e Brugman passano per aver fallito, invece se potessero tornare indietro lo tirerebbero. Sono dinamiche che vanno oltre il ragionato.

Lei sarebbe intervenuto nella decisione?
Senza giudicare nessuno, anche perché nella mia carriera ho fatto valutazioni sbagliate sui rigoristi, io in quel caso avrei fatto avvicinare uno di quei tre/quattro e avrei chiesto “perché nessuno di voi non lo tira?”. Magari è stato fatto anche a Pescara, ma è logico che se vedo che non tira Insigne cerco di capire qualcosa in più…

Mister siamo in sosta nazionali, come si colma il gap con le altre nazioni?
Tutti hanno un’idea, magari avessi io la verità… Bisogna creare tanti Insigne e tanti Verratti. Bisogna avere proposte di lavoro in cui i ragazzi migliorano, diventano più forti e si seguono le caratteristiche fisiche del ragazzo. Bisogna ripartire dalle strutture: a me capita di vedere realtà di serie B in cui le giovanili nazionali si allenano senza avere il campo intero e si dividono il campo. Bisogna formare gli istruttori, che devono avere capacità ed esperienza, devono capire l’età dei ragazzi con cui si confrontano e non è semplice. Tante volte gli istruttori lavorano gratis e hanno un doppio lavoro e questo aumenta la difficoltà.
Dal punto di vista della formazione c’è poca condivisione, bisogna ascoltare le esperienza altrui e capirle; l’allenatore della prima squadra dovrebbe parlare con tutti gli istruttori del settore giovanile e coordinarsi insieme per la crescita dei ragazzi.

Mister ultima domanda: tornerebbe a Pescara?
Scendere di categoria è un casino. Pescara non merita la serie C come non la meritano altre realtà, ma non è facile. Non è questione di snobbare, ma se scendi di categoria poi è un casino risalire: ci sono colleghi che sono scesi, hanno fatto secondi ed è stato considerato un fallimento. Non è un “no” al Pescara, ma è un “no” alla formula della serie C che può diventare una tomba. Mi dispiace perché Pescara l’ho vissuta poco col discorso del covid, non potevo muovermi e ho questo grande rammarico. Da avversario vengo sempre volentieri, ma non è la stessa cosa. Sono stato molto bene e mi hanno accolto bene. C’è sempre stato rispetto e dispiacere per com’è andata. Poi nella vita non si sa mai. Auguro al Pescara di tornare in certi tipi di campionati, è una bella piazza e se lo merita anche se quest’anno è dura. Non bisogna comunque sottovalutare i playoff e Pescara lo sa bene…