‹‹La partita è fondamentale, ma non determinante››. Venerdì a mezzogiorno allo stadio Adriatico mister Gorgone ha presentato così la sfida. ‹‹Sarà la partita più importante da quando siedo su questa panchina›› così l’ha presentata, invece, Attilio Lombardo. Due visioni diverse, stesso peso alla partita.
Il Pescara per uscire dopo tanti mesi dalla zona retrocessione. La Sampdoria per staccare la zona retrocessione e avviarsi verso una salvezza tranquilla.
All’adriatico sono circa 17 mila. Tutto sold out, il pubblico delle grandi, delle grandissime occasioni. Il Pescara risponde presente: 1-0 e una buona prestazione nel primo tempo. Nella ripresa la Sampdoria esce con tutta la sua forza, ma nonostante tutto il Pescara tiene botta e Meazzi al minuto settantaquattro ha l’occasione per chiudere il match: solo davanti Martinelli impatta male e calcia sul fondo. Lo stadio è caldissimo e non solo per il sole battente che si riversa sull’adriatico. La curva spinge incessantemente la squadra, ma non è una novità.
La Sampdoria continua ad attaccare, il Pescara è alle corde. Minuto 81 Letizia perde un brutto pallone, Begic glielo porta via e supera con gran classe Brugman. La palla è per Brunori che si inserisce bene dentro l’area di rigore alle spalle dei difensori, sponda per Cicconi, pallone messo dentro l’area di rigore e Francesco Conti, solo, senza marcature, sigla la rete del pareggio. È 1-1. Ora mancano circa dieci minuti alla fine del match e tutto può ancora succedere.
Il Pescara l’aveva quasi vinta e adesso deve accontentarsi del pareggio. I ragazzi di Mister Gorgone, stremati, provano a ributtarsi in avanti. Adesso c’è solo un errore da evitare: perderla per provare a vincerla (così come ha detto Olzer nel post-partita).
Minuto 92 Letizia perde un altro pallone e riparte la Sampdoria. C’è paura all’Adriatico. Cherubini supera Brugman e mette al centro un pallone d’esterno con una qualità altissima. De Paoli completamente dimenticato dalla difesa biancazzurra a porta vuota ribalta completamente la partita e chiude il match. È 2-1.
Gelo all’adriatico. Si sentono i 147 tifosi ospiti esplodere di gioia. Insigne è una furia: accusa la panchina avversaria di un gesto antisportivo. Tra la rabbia del capitano biancazzurro e il gioco che riprende la partita giunge al termine. Triplice fischio da parte di Piccinini, è finita. Davvero. Il Pescara si fa rimontare nel secondo tempo e perde il match.
La Sampdoria si allontana dalla zona retrocessione e, salvo clamorosi ribaltoni, può considerarsi ormai fuori dalla corsa salvezza. Discorso ben diverso per il Pescara, ancora aggrappato alle residue speranze di permanenza in serie b quando mancano quattro giornate al termine del campionato.
Il calendario adesso prevede quattro match delicati: Carrarese, Juve Stabia, Padova e Spezia. Gare difficili, che non lasciano spazio a esitazioni. Non è più tempo di rimpianti per i punti lasciati per strada, né di processi su errori individuali o scelte tecniche finite nel mirino della tifoseria.
La squadra resta viva e ora è chiamata a non sbagliare più. A crederci è in primis mister Gorgone, così come i 17 mila dell’Adriatico, che anche ieri hanno dimostrato attaccamento e fiducia. Una vittoria avrebbe dato una spinta fondamentale, ma i giochi non sono ancora chiusi: serve compattezza, determinazione e un ultimo sforzo collettivo per inseguire la salvezza.

